V. Introduzione alla lirica. Il simposio

La lirica

Con lirica designiamo le varie forme poetiche che non rientrano nei canoni formali dell’epica e del dramma. In base alle caratteristiche strutturali di tipo intrinseco (dialetto, registro stilistico, forma metrica) ed estrinseco (contesto e modalità di esecuzione) dei testi lirici possiamo fare una distinzione generale fra lirica monodica e lirica corale (o melica).

La lirica monodica si caratterizza per:

  • strutture semplici dal punto di vista metrico (versi stichici o strofi di pochi versi dallo schema fisso)
  • varietà dialettale legata al genere o all’autore
  • esecutore solista
  • lieve modulazione musicale del canto, recitazione cantilenata (παρακαταλογή)
  • modesto accompagnamento strumentale
  • esecuzione in contesti per lo più ristretti (in genere simposiali, come le eterie arcaiche)

Possiamo considerare suddivisioni o ‘generi’ di questo tipo di produzione lirica il giambo, l’elegia e la lirica eolica. Si tratta di ‘generi’ individuati in primo luogo dal metro, accanto al quale si pongono altri elementi rilevanti, e.g. contenuto, registro linguistico, dialetto (che è principalmente lo ionico dell’epica per giambo ed elegia).

La lirica corale si caratterizza per:

  • complessa architettura metrica, per lo più a carattere triadico (strofe, antistrofe, epodo)
  • prevalenza del dialetto dorico
  • esecuzione da parte di un coro (con qualche caso dubbio)
  • canto spiegato (cf. μέλος) e accompagnamento orchestico (l’insieme noto come μουσική)
  • esecuzione in contesti più ampi e diversificati rispetto a quelli della lirica monodica (simposio aristocratico o regale; occasioni destinate alla partecipazione di un pubblico più ampio, e.g. feste religiose e celebrazioni di vittorie sportive nella città dell’atleta)

Le articolazioni interne di questa produzione sono piuttosto numerose. Con il tempo si è creato un insieme di tratti distintivi che hanno poi dato origine a un insieme assai eterogeneo di categorie. All’interno di una distinzione più generale fra canti per gli dèi e canti per gli uomini, ciò che può risultare significativo è:

  • il dio celebrato (peana, ditirambo, inno)
  • la lode di un mortale (scolio/encomio, threnos)
  • il tipo di esecuzione (prosodio; scolio)
  • la natura dell’occasione (epinicio, epitalamio, threnos)
  • l’identità del coro (partenio)

La complessità di questa articolazione non deve far perdere di vista due aspetti importanti:

  1. si tratta di una classificazione a posteriori (spesso risalente all’età ellenistica) e che perciò non può essere piegata in favore di una concezione essenzialista di queste forme poetiche.
  2. molte caratteristiche evidenziate sono comuni a più ‘generi’ o comunque sono poco individuanti considerate singolarmente; per questo motivo è preferibile pensare la lirica come un ‘supergenere’.

Il simposio

Il simposio è, in Grecia, la celebrazione altamente ritualizzata della pratica del bere comune, tratta intorno all’VIII sec. a.C. (forse prima) dal mondo vicino-orientale (costa fenicia).

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Rilievo con Abshurbanipal in una ‘scena di banchetto’, dal Palazzo Settentrionale di Ninive, ca. 645-635 a.C. (Courtesy of The British Museum, London)
  • Pratica esclusivamente maschile; l’elemento femminile è presente in misura inferiore e in un ruolo subalterno.
  • Ha luogo dopo il pasto (δεῖπνον) nella ‘sala degli uomini’ (ἀνδρών). È inaugurato da libagioni, preghiere e canti ritualizzati (cf. l’esordio della silloge teognidea). Dopo il simposio può occasionalmente aver luogo il κῶμος, il festeggiamento ebbro per le strade o anche in altre abitazioni.
  • È regolato da un simposiarca.
  • Si beve in modo regolato e sempre mescolando acqua e vino; il vino è accompagnato da τρωγήματα (frutta, dolci).
  • i partecipanti (esecutori e pubblico nello stesso tempo)  appartengono a un gruppo ristretto e altamente omogeneo dal punto di vista politico e sociale.
  • il simposio come “spettacolo a se stesso” (Rossi, 1983).

 

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Duride, kylix attica a figure rosse con scene simposiali, da Vulci, ca. 485-480 a.C. (Courtesy of The British Museum, London)

Side A (lower): three banqueters on couches attended by two boys. On the couch on the left a bearded man reclines to the left, his head turned back to the right. He wears a himation over his left shoulder and around his waist and legs and a red apicate fillet in his hair. He rests against a folded cushion decorated with pairs of stripes, while he grips a cup in his left hand and holds out his right hand palm upward as if holding another. Above him hang two cups, seen from underneath, and a flat-bottomed oinochoe. His couch rests on a dais, the corner of which is visible on the left, and in front of it (ie. alongside) is a three-legged table on which are three red garlands.
In front of the left hand end of the central couch stands a naked boy with a red fillet in his hair. He holds an oinochoe in his right hand and stretches out his left hand towards the symposiast on the central couch. Here a bearded man reclines to the left (cushion decorated with a pair of stripes and a stripe flanked by pairs of lines). He holds out a cup high in his right hand; his left hand is empty. He wears a himation in the same manner as the first symposiast, but has a thick reserved fillet (alternately vertical line and rows of dots at each bunching) in his hair. Above him and the boy hang two footless oinochoai and a cup seen from underneath. Alongside his couch is a three-legged table over which hang three red garlands.
The couch on the right is seen in end view from the back. On it reclines a bearded man with a himation round his waist and a red apicate fillet in his hair. He is seen from the back, his left elbow resting on his cushion and his raised right knee splayed out to the right. He holds a cup up to his lips in his left hand and gestures with his right to the boy who stands between him and the central couch. Either side of the end of the couch project the ends of his striped cushion. Alongside the couch is a three-legged table, also seen from the end, the two legs in profile in the foreground, the third in back view beyond. The naked boy attendant who stands on the left of the couch, behind the table, has a frontal torso and left leg. His hair has a long straight fringe of relief lines over his neck. He holds an oinochoe in his left hand, tipped down so that the trefoil mouth is shown foreshortened. He gestures with his right hand as he looks at the symposiast. Above these two figures are two cups seen from underneath and a small foodess oinochoe.

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Stamnos attico a figure rosse da Vulci, ca. 450-440 a.C. (Courtesy of The British Museum, London)

Symposion with Cottabos (wine-throwing game). The two figures on the right are as in the following vase, but wear ivy-wreaths; and the ephebos holds in his left a kylix, and has his lips parted as if singing. Above him, ΚΑΛΟΣ. The third figure is a youth, also wreathed with ivy, who holds in his right, by one handle, a footless kylix, and turns to right to look at his companions; the left arm of this figure is drawn in bold foreshortening. Between him and the central figure the flute-player stands to right: her hair is looped up behind with a broad fillet, and she wears cross-straps (stethodesma) across her breasts. Above her head, ΚΑΛΕ. In front of each couch is a table, on which is a row of small purple dots, from which a vine-branch hangs down in front. On the left hangs a chelys.

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La Villa della Buona Sorte a Olinto (IV sec. a.C.). La sala in alto a sinistra è l’andron (da Robinson 1934)
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I mosaici della Villa della Buona Sorte a Olinto (IV sec. a.C.) (da Robinson 1934)
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Ricostruzione di una sala simposiale (andrōn)