Appendice I. La lingua di Omero

Vi è un generale consenso sul fatto che la lingua di Omero è sostanzialmente lo ionico parlato all’epoca della composizione dei poemi, arricchito, da un lato, da alcuni elementi più antichi di natura achea ed eolica, e, dall’altro, da sfumature euboiche e alcuni atticismi introdotti nel VI sec. a.C.

Arcaismi fonologici:

  • conservazione di forme non contratte, talvolta anche con corrispondenze fra miceneo e forme omeriche, ma in generale l’epica attesta livelli linguistici più recenti. Ad esempio, a fronte della forma micenea do-e-ro (/dohelos/) Omero attesta unicamente la forma contratta δουλ- (in δούλην, δούλ(ε)ιον, δουλοσύνη).
  • conservazione tendenziale del digamma.
  • eterosillabicità dei gruppi muta cum liquida.

Arcaismi morfologici:

  • suffisso -φι. In miceneo –pi conserva il valore di desinenza di strumentale; in Omero, accanto a questa funzione, si è generalizzato l’uso della desinenza in funzione di genitivo, dativo e locativo (Hainsworth ad Od. 5.59; Hoekstra ad Od. 15.148).
  • patronimici in -ιος (ma anche in -ειος), comuni al miceneo e all’eolico, in luogo del genitivo del nome del padre: Τελαμώνιος per Τελαμῶνος (Αἴας).
  • conservazione del duale in forme sia nominali sia verbali.
  • mancata generalizzazione dell’aumento.

Arcaismi sintattici:

  • l’articolo ὁ, ἡ, τό, completamente assente in miceneo, ha in Omero per lo più la funzione di dimostrativo, ma non mancano esempi in cui ha un valore generico e quindi non dimostrativo (cf. κάτθαν’ ὁμῶς ὅ τ’ ἀεργὸς ἀνὴρ ὅ τε πολλὰ ἐοργώς, Il. 9.320). Dal punto di vista morfologico sono attestate per il nom. plur. masch. e femm. sia le forme ereditate τοί, ταί, sia le innovazioni tipiche dello ionico-attico οἱ, αἱ.

Arcaismi del sistema verbale:

  • presente: formazioni atematiche con apofonia radicale, particolarmente in -νημι (< -νᾱμι) e -νυμι: δάμνησι ~ δάμνᾰται (att. δαμάζω).
  • aoristo: conservazione di forme ereditate, soprattutto di aoristi radicali e a raddoppiamento: ἔφθιτο, λύτο, ὦρτο, ἔκτατο, ecc.; λελάθοντο, πεπιθεῖν, ecc.
  • perfetto: conservazione di apofonie ereditate, poi perdute nel greco successivo: Il. 7.36 μέμονας (II p. sing.) < *-mon-, Il. 15.105 μέμᾰμεν (I p. plur.) < *-mṇ-.
  • congiuntivo: conservazione del suffisso originario –o/e– nelle forme atematiche: Il. 6.526 ἴομεν, Il. 8.18 εἴδετε, ecc (accanto a queste forme Omero stesso presenta già i congiuntivi più recenti in –ō/ē-: Il. 21.314 παύσομεν vs. Il. 7.29 παύσωμεν); estensione a forme tematiche di desinenze della flessione atematica: ἐθέλωμι (att. ἐθέλω), ἐθέλῃσθα (att. ἐθέλῃς), ἐθέλῃσι(ν) (att. ἐθέλῃ).

Notevoli poi le seguenti desinenze:

  • II p. sing. attiva: uso di -σθα vs. -ς nelle forme atematiche: Od. 9.404 τίθησθα (att. τίθης).
  • III p. plur. attiva: conservazione della des. secondaria IE -ν < *-nt: ἔφυν (ion.-att. ἔφυσαν), ξύνιεν (ion.-att. ξυνίεσαν).
  • III p. plur. media: conservazione ed estensione analogica della des. primaria e secondaria ereditata -ᾰται < *-ṇtai, -ᾰτο < *-ṇto, vs. -νται/-ντο: δέχᾰται (att. δέχονται). Cf. però μαχέοιντο in Il. 1.344; ἧντο.
  • infinito: impiego delle desinenze -μεν e -μεναι.

La lingua di Omero presenta un numero consistente di tratti ionici (generalmente suddivisi, ove possibile, in occidentali [eub. e att.], insulari e orientali):

  • l’evoluzione ᾱ > η anche dopo ε, ι, ρ (un’evoluzione assente in attico, che preserva il cosiddetto alpha purum), valida anche nei sostantivi di I declinazione in -ᾰ, limitatamente ai sostantivi in -ειᾰ e -οιᾰ (e.g. ἀληθείη). Mantengono invece -ᾱ pochi sostantivi (ad esempio θεά) e nomi propri. Peculiari i nominativi maschili di I declinazione in -ᾰ come ἱππότᾰ, νεφεληγερέτᾰ ed εὐρύοπᾰ, che tuttavia sono dovuti alla rifunzionalizzazione di antichi vocativi.
  • dativi plurali “lunghi” delle declinazioni tematiche (-ῃσι, -οισι) alternati alle forme attiche “brevi” (-αις/-ῃς, -οις), il primo dei quali è quasi eccezionale (-αις solo una volta nell’Iliade e due nell’Odissea, 5.119 e 22.471).
  • scomparsa di [w].[4] La presenza di un antico [w] in Omero è indicata dalla metrica in un’ampia varietà di situazioni (a quanto sembra, 3354 casi in cui il digamma è garantito dalla metrica contro 617 in cui ciò non accade):
    • [w] iniziale di parola “fa posizione”, cioè “chiude” la sillaba precedente terminante in consonante (ca. 350×) (e.g. πρῶ<<τος (ϝ)ἴδεν, Il. 22.25, – – ⏑ ⏑);[5] particolari i casi φίλε ἑκυρέ (⏑ ⏑ ⏑ –) e πατερ ᾧ (⏑ ⏑ –), dove l’allungamento della vocale breve in iato è dovuto alla caduta del gruppo [sw-].
    • [w] iniziale impedisce lo iato in vari contesti metrici: (b1) davanti a[w] una vocale lunga o un dittongo (in tempo forte) conservano la loro quantità (e.g. ἐγὼ (ϝ)εἴπω, Il. 9.26, ⏑ – – –); (b2) in tempo debole [w] impedisce spesso la possibilità di risillabificazione (“abbreviamento in iato”) (e.g. ἄρνε δύω καὶ (ϝ)οἶνον, Il. 3.246, – ⏑ ⏑ – – – ⏑); (b3) davanti a [w] una vocale breve in tempo debole non si elide e permane lo iato (e.g. ποδὰς ὠκέα (ϝ)Ἴρις).[6]
    • all’interno di parola due vocali anticamente divise da [w] non contraggono né la prima delle due, se breve, si elide: e.g. τιμή(ϝ)εντα, Od. 11.327, ἀπο(ϝ)είποι, Il. 23.361; vd. anche la cong. disgiuntiva ἠ(ϝ)έ, att. ἤ e le forme di aoristo del tipo ἔειπον (< *ἔϝειπον).[7]
  • impiego assai ampio del -ν efelcistico, che in molti casi opera come adattamento della perdita di [w] (e.g. Μυρμιδόνεσσιν ἄνασσε, Il. 1.180, adattamento di *Μυρμιδόνεσσι ϝάνασσε; ). Oltre che in ionico-attico il -ν efelcistico nelle forme nominali è attestato in vari dialetti. Nelle forme verbali è invece un fenomeno tipico dello ionico. Da notare l’uso artificiale dopo il suffisso -φι (e.g. Il. 1.541).
  • tendenziale eliminazione del duale nella flessione nominale e verbale (intero gruppo ionico).
  • -ευ- esito di contrazione di -εο- (e.g. ἔρχευ/ἔρχεο/ἔρχου).
  • metatesi quantitativa in alcune forme di genitivo delle flessioni nominali tematiche (gen. masch. sing. di I declinazione -εω < -ηο < -ᾱο e gen. femm. plur. di I declinazione -εων < -ηων < -ᾱων, e.g. κλισιάων, πασέων). In questi casi il gruppo vocalico è quasi sempre in sinizesi (cioè vale come unica sillaba: -ε͜ω(ν)).[8] Queste forme ioniche possono essere facilmente sostituite a forme più antiche nel caso di forme elise in -ᾱ’ (e.g. la clausola Πηληϊάδεω Ἀχιλῆος, Il. 1.1, che ricalca un più antico Πηληϊάδᾱ’ Ἀχιλῆος). Ciò tuttavia non è sempre possibile, e vi sono persino casi in cui le forme con metatesi risultano originarie (e.g. Κρόνου παῖς ἀγκυλομήτε͜ω, ⏑ – – – ⏑ ⏑ – –, e Ζηνὸς ἐριβρεμέτε͜ω, – ⏑ ⏑ – ⏑ ⏑ –). Inoltre il genitivo con metatesi (mantenuto in att.) ha subito in ionico dei processi di semplificazione analogica, ben attestati in Omero soprattutto per i sostantivi in -ευς: un sostantivo come Ἀχιλ(λ)εύς presenta al gen. forme in -ηος oppure in -εος, quasi mai in -ε͜ως, e il sostantivo νηῦς (< ναῦς) al genitivo presenta in Omero solo le forme νηός e νεός, mai νε͜ώς.
  • esito [ar]/[ra] < *.
  • eterosillabicità dei gruppi muta cum liquida (ion. orientale).
  • III allungamento di compenso (ion. orientale) (e.g. ξείνιος < ξενϝ-, κοῦρος < κορϝ-[9] vs. eub. (e att.) ξένιος, κόρος). Le forme prive di allungamento sono tuttavia sporadicamente attestate in Omero.
  • esito [ss] < *-kj-, *-khj-, *-kwj-, *-tj-, *-thj-, *-tw– (ion. orientale) (e.g. φυλάσσω vs. eub. (e att.) φυλάττω).
  • conservazione di [rs] intervocalico (ion. orientale).
  • conservazione di alcune forme psilotiche in sandhi interno ed esterno (ion. orientale) (e.g. οὖλος, οὖρος vs. att. ὅλος, ὅρος; ἐπίστιον (Od. 6.265), cf. att. ἵστιον).[10]
  • esito [po] < *kwo (eub., ion. centr., att.; cf. [ko] ion. orientale) in forme come πως (vs. κως) e ποῖος (vs. κοῖος). In Omero si ha quindi o lo ion. (-)π- o l’eol. -ππ-.
  • forme non contratte sono attestate anche per i pronomi personali: ἡμέων e ἡμέας (in luogo di ἡμῶν e ἡμᾶς), ὑμέων e ὑμέας (in luogo di ὑμῶν e ὑμᾶς).
  • un’innovazione dello ionico-attico è la desinenza secondaria di III pers. plur. -σαν, modellata sulla III pers. plur. degli aoristi sigmatici (tipo ἔλυσαν), in sostituzione dell’antica desinenza -ν, percepita evidentemente come poco caratterizzante (soprattutto nel momento in cui si andava diffondendo il -ν efelcistico). In Omero l’antica desinenza è ben attestata, ad esempio nel nesso ad inizio verso ὣς ἂρ ἔφαν, che appare “modernizzata” nella forma ὣς φάσαν. La forma recente non può essere quasi mai sostituita all’antica. Un’eccezione è la III pers. plur. dell’impf. di εἰμί. La forma antica in questo caso era ἦεν, che in ionico venne a essere impiegata per il singolare; gli ἦεν plurali della tradizione antica vennero così sostituiti dai nuovi ἦσαν, metricamente equivalenti.[11]
  • un fenomeno assai peculiare della lingua omerica a cui i grammatici antichi attribuivano il nome di “distensione” (διέκτασις), i moderni quello di “distrazione”, è la ripetizione di vocali di timbro uguale in temi verbali (soprattutto in -αω) come ὁράασθαι, ᾐτιόωντο, ἡβώοντα, φυγέειν, ecc., e più di rado in temi nominali come φόως.[12] Secondo l’interpretazione del fenomeno data dai moderni (soprattutto J. Wackernagel), il fenomeno è dovuto alla diffusione di forme contratte nel vernacolo degli aedi ionici. Quando questi ultimi si trovarono a dover adattare le forme contratte della lingua a loro più familiare alle tipologie metriche delle forme non contratte, lo fecero (a) mantenendo la forma metrica antica e al tempo stesso (b) aggiungendo alla vocale della pronuncia ionica (“distendendola”) una vocale di timbro analogo.

Nella lingua di Omero vi sono alcuni fenomeni chiaramente non ionici, che un tempo sarebbero stati semplicemente definiti “eolici”. Oggi si tende a valutare questo fenomeno con grande cautela. Tra gli elementi più vistosamente “eolici” della lingua di Omero si segnalano alcune forme affini alla varietà tessalica, apparentemente anteriori alla migrazione eolica in Asia Minore:

  • presenza di forme non assibilite come la preposizione προ(τ)ί (πρός) e il composto βωτιάνειρα. In questo caso l’affinità più marcata è con il tessalico; l’eolico d’Asia attesta sin dai primi documenti solo forme assibilate; considerazioni analoghe valgono per il miceneo (po-si, cf. πρός)).
  • come il tessalico (e il beotico), Omero impiega la desinenza -μεν sia negli infiniti tematici (φευγέμεν) sia in quelli atematici (δόμεν).

Altre forme attestano invece una vicinanza con l’eolico d’Asia:

  • desinenza -μεναι sia per gli infiniti tematici (φευγέμεναι)[13] sia in quelli atematici (ἔμμεναι); in quest’ultima categoria rientrano anche gli infiniti dei verba vocalia, trattati come atematici nell’eolico orientale (φιλήμεναι).
  • III p. pl. dell’indic. (tempi storici) in -εν (e.g. ἤγερθεν ἠγέρθησαν)
  • la desinenza -εσσι del dat. plur. di III declinazione. Simile è la terminazione -έεσσι del dat. plur. dei temi in –es-/-os– (e.g. ἐπέεσσι), attestati insieme ad altre varianti (ἔπεσι, ἔπεσσι). La terminazione -έεσσι è stata spesso considerata puramente artificiale.[14] Va tuttavia considerato che essa è documentata in iscrizioni eoliche del continente e d’Asia Minore (II sec. a.C.), nelle quali essa difficilmente rappresenta un influsso dell’epica.
  • prefisso ζα- in luogo di δια- (e.g. ζάθεος).
  • esito geminato delle labiovelari (e.g. ὅππως, ὁππότερος, cf. att. ὅπως, ὁπότερος).
  • baritonesi (e.g. υἷος, cf. att. υἱός).
  • psilosi (e.g. negli accusativi pronominali ἄμμε, ὔμμε, cf. att. ἡμᾶς, ὑμᾶς).

Altre forme affini a tutto il gruppo eolico sono:

  • esito labiale di labiovelare + [e] (e.g. πέλω, πέλομαι < IE *kwel-); cf. anche πίσυρες.
  • geminazione di liquide e nasali in conseguenza della caduta di sibilante precedente (I allungamento di compenso) (e.g. ἄμμε < IE *n̥s-mé), talvolta con effetti metrici percepibili anche in sandhi esterno (ὄρεϊ νιφόεντι, Il. 13.754, dove ὄρεῑ νι- < IE *snigwh-). Cf. νίφα ma ἀγάννιφος (Il. 1.420); da (σ)νέω derivano le forme geminate ἔννεον (Il. 21.11) ed ἐύννητος (Il. 18.11); vd. inoltre i casi di allungamento del tipo κατ μοῖραν (Il. 16.367).
  • [ss] < *-ss-, *-ts-, *-tj-, *-thj-. Esempio: ἔσσομαι, ecc.; δάσσαντο < *dat-sa-nto; τόσσος < IE *totj-os; μέσσος < *methj-os (< IE *medh-).
  • particella modale κε(κ’)/κεν (ion.-att. ἄν).
  • suffisso presente -οντ- nei part. perfetti. Esempio: κεκλήγοντες (superficiale 
ionicizzazione dell’eolico κεκλγοντες con baritonesi; ion.-att. 
κεκληγότες).
  • preposizioni monosillabiche πάρ, κάτ[15], ἄν (ion.-att. παρά, κατά, ἀνά), 
 Queste forme, in Omero tradizionalmente classificate come eoliche per opposizione alle forme bisillabiche dello ionico-attico, non sono in sé esclusive dell’eolico ma appaiono anche nei dialetti dorici e in arcadico. Un uso sicuramente eolico in Omero è invece l’assimi- lazione dell’occlusiva finale delle preposizioni monosillabiche all’occlusiva seguente, sia all’interno di parola che tra due parole. Esempio: ὑββάλλειν (ion.-att. ὑποβάλλειν), κάππεσε(ν) (ion.-att. κατέπεσεν), κὰκ κεφαλῆς (ion.-att. κατὰ κεφαλῆς), ecc.
  • coniugazione in -μι dei verbi contratti: φίλημι.
  • patronimici del tipo Τελαμώνιος Αἴας.

Alcuni fenomeni “eolici” hanno trovato paralleli nel cosiddetto miceneo, ovvero nel dialetto greco delle tavolette in Lineare B.[16] Alcuni esempi:

  • masch. sing. in -ᾱο (I decl.) e -οιο (II decl.)[17] e gen. plur. in -ᾱων (I decl.).[18] Si tratta di forme anticamente comuni a tutti i dialetti greci (cf. mic. su-qo-ta-o, cf. hom. συβώτης), conservatesi anche nei dialetti eolici e occidentali, ma profondamente alterate in ionico-attico. Per il gen. sing. dei temi in -o- Omero conosce anche una terminazione -ου (essa rappresenta o uno sviluppo ulteriore di *-o-sjo [> -ojjo > –ojo > *-o(h)o > –] o un’innovazione realizzata da alcuni dialetti mediante la desinenza pronominale *-so (*-o-so > *-o(h)o > –). Spesso in Omero la terminazione -ου può presupporre una forma più antica *-οο. È il caso della formula Ἰλίου προπάροιθε (Il. 15.66, 21.104, 22.6), che è metricamente accettabile solo se se ne ammette una forma più antica Ἰλίο προπάροιθε (– ⏑ ⏑ – ⏑ ⏑ – ⏑).[19] La sostituzione di -ου con *-οο è tuttavia a volte esclusa dal metro (Il. 1.190). Se è possibile che -οιο attestato in miceneo e in tessalico sia giunto all’epica attraverso un’antica tradizione poetica tessalica, *-οο deve rappresentare uno sviluppo più recente, all’origine delle forme di genitivo dell’eolico d’Asia (*-οο > -ω = [ɔ:]) e dello ionico (*-οο > -ου = [o:]).
  • L’esito [or]/[ro] < * è attestato sia in eolico sia in miceneo (dove tuttavia appare anche l’esito [ar]/[ra]).
  • la desinenza di caso obliquo -φι (in precedenza attestata solo nella forma beotica isolata ἐπιπατρόφιον).
  • le parole πόλις e πτόλεμος, che trovano paralleli in eolico (cf. ττολίαρχος, nome di magistrato tessalico, dove ττ- < πτ-), sono attestate anche in arcadico-cipriota e in miceneo.

Più in generale, l’esito labiale delle labiovelari (ancora conservate in miceneo) è anteriore alla differenziazione dei dialetti eolici documentati in età storica.

Vi sono poi diversi elementi comuni nel vocabolario, ad es. wa-na-ka (/wanaks/) (KN Vc 73) e ἄναξ, di-pa (/dipas/) (KN K 875) e δέπας.

Fra gli elementi che invece oppongono la lingua omerica alla lingua delle tavolette in Lineare B sono da segnalare:

  • la tmesi (la separazione del preverbio dal proprio verbo base), che appare radicata nel sistema formulare.
  • il trattamento delle liquide sonanti. Nell’espressione λιποῦσ’ ἀνδροτῆτα καὶ ἥβην (“lasciando la virilità e il vigore”, Il. 16.857 = 22.363) la parola ἀνδροτῆτα + C è apparentemente ametrica (– ⏑ – ⏑). Si può tuttavia ricostruire un’antica forma *anr̥tāta (⏑ ⏑ – ⏑), risalente a un’epoca in cui la sonante * non aveva ancora sviluppato una vocale d’appoggio (* > [ro]) e formava nucleo di sillaba (con valore quindi identico a quello di una vocale breve). Un discorso analogo vale per ἀσπίδος ἀμφιβρότης (Il. 2. =), dove, piuttosto che postulare correptio Attica in ἀμφιβρότης (in modo da garantire la scansione – ⏑ ⏑ –), si può ipotizzare facilmente che il vocabolo abbia sostituita un antica forma *amphimr̥tās (– ⏑ ⏑ –). Le tavolette micenee invece attestano già lo sviluppo della sonante (e.g. qe-to-ro-po-pi, /kwetropopphi/, “quadrupedi”, dove kwetro– < IE * kwet(w)r̥-).

Ulteriori particolarità morfologiche:

II declinazione:

  • /dat. duale in -οιϊν per II e III declinazione.

III declinazione:

  • i temi in dittongo -ευ- presentano forme in -η-: gen. sing. βασιλῆος, dat. sing. βασιλῆϊ, acc. sing. βασιλῆα, etc.
  • il sostantivo νηῦς (att. ναῦς) presentano sia forme in -η- sia forme in -ε-: per le prime νηός, νηΐ, νῆα, etc., per le seconde (meno comuni) νεός, νέες, νεῶν, etc.
  • l’aggettivo εὐρύς presenta un acc. masch. sing. εὐρέα (att. εὐρύν).
  • i temi in -ι- tendono a usare solo il tema in -ι-. Per il sostantivo μῆτις, ad es., è attestato un genitivo singolare in -ιος nel composto πολυμήτιος (Il. 21.355). Il sostantivo πόλις presenta ampia varietà flessiva in -ι- (gen. sing. πόλιος, etc.), in -η- (gen. sing. πόληος, sing. πόληϊ, etc.) e in -ε- (gen. sing. πόλεος,  dat. sing. πτόλεϊ, etc.).
  • l’aggettivo ἠΰς/ἐΰς presenta un gen. sing. ἐῆος.
  • l’aggettivo πολύς presenta, oltre alle forme comuni in -υ- (πολύς, πολύ, πολύν, che alternano con le forme “allungate” πουλύς, πουλύ, πουλύν), forme in -ε- (gen. sing. πολέος; nom. plur. πολέες, gen. plur. πολέων, dat. plur. πολέσσι(ν), πολέεσσι(ν), πολέσι(ν), acc. plur. πολέας).
  • il dat. sing. è in -εϊ/-ηϊ, ma i temi in -ι- presentano occasionalmente forme in -ῑ (νεμέσσῑ, κόνῑ, μήτῑ).

Particolarità che riguardano la metrica:

  • allungamento di vocali in tempo forte e in tempo debole per rendere possibile il ritmo dattilico: è il caso di un aggettivo come ἀθάνατος + C, la cui scansione sarebbe ⏑ ⏑ ⏑ – , ma è invece comunemente scandito – ⏑ ⏑ – per via di un aggiustamento prosodico al metro (si tratta della cosiddetta prima legge di Schulze).
  • correptio epica (o abbreviamento in iato).[20]
  • correptio interna (ἵλᾰος, υἱός = ⏑ ⏑, ἥρωος = – ⏑ ⏑).
  • allungamento di vocali (πουλύς πολύς, μοῦνος vs. μόνος, ξεῖνος vs. ξένος, Διώνυσος vs. Διόνυσος), in parte dovuto alla caduta di [w] (e.g. μοῦνος < *μόνϝος, ξεῖνος < *ξένϝος; οὔρος < ὄρϝος (= ὅρος att.).
  • vocali brevi per natura in fine di parola possono risultare lunghe (i) se la parola che segue comincia con nasale (μ, ν) o liquida (λ, ρ) oppure (ii) se collocate in tempo forte, soprattutto prima di cesura (e.g. Od. 10.269).

Meritano infine attenzione gli esiti morfologici peculiari dovuti alla storia del testo omerico. I più notevoli sono dovuti ad errori di interpretazione da parte di scribi, che di fronte ad esemplari in un alfabeto che non distingueva vocali lunghe da vocali brevi si trovarono a compiere trascrizioni erronee. Cf. καιρουσσέων δ’ ὀθονέων (Od. 7.107), dove καιρουσσέων è correzione di Bergk per καιροσ(σ)έων della tradizione. Molti casi riguardano la caduta del digamma. Θεουδής presuppone θεοδ(ϝ)εής. ἔδ(ϝ)εισεν ha dato luogo a ἔδδεισεν, ma δέδ(ϝ)ιμεν ha dato luogo a δείδιμεν e δέδ(ϝ)ω a δείδω (a sua volta < *δέδ(ϝ)οα < *δέ-δ(ϝ)οι-α).

In altri casi l’esito subisce gli effetti della metatesi quantitativa. ἧος (da ἇος) si trova ad inizio di verso, dove il tardo ἕως sarebbe impossibile, e altrove, a seconda delle esigenze del metro e del contesto, si trovano εἵως ed εἷος. Alcuni congiuntivi a vocale breve (θήομεν, στήομεν) vennero trascritti con il dittongo -ει- (θείομεν, στείομεν).

Il sistema verbale.

Raddoppiamento.

(a) nel presente può apparire il raddoppiamento di tutta la radice (βαμβαίνω, καρκαίρω)

(b) ancora nel presente si può avere un raddoppiamento solo della prima consonante seguita da ι (λιλαίομαι, δίδωμι, τιτύσκομαι).

(c) un raddoppiamento iniziale si osserva anche nel perfetto e nell’aoristo tematico, ma con la vocale ε, spesso in associazione al grado apofonico ridotto della vocale della radice:

πείθω  ἐπέπιθον

κήδω  κεκαδών

πάλλω πεπαλών

τέρπω τετάρπετο

Molti temi che originariamente iniziavano con ϝ oppure σ subiscono variazioni fonetiche:

ϝελ-                 (ϝεϝελμένος)              ἐελμένος

ϝεργ-                 (ϝέϝοργα)                              ἔοργα

ϝεπ-                   (ἔϝεϝπον)                               ἔειπον

ser–                    σεσερμένος               ἐερμένος

slagw–                 (σέσλᾱϝα)                              εἴληφα

Le desinenze.

Attivo

I persona singolare.

(a) primaria: -μι non solo all’ottativo ma anche al congiuntivo.

(b) secondaria: -ν dopo vocale, -α dopo consonante. Quest’ultima tipologia include anche i casi in cui l’antica consonante è scomparsa: è il caso di ἦα, “io ero” (*ἔ-εσ-), da cui è poi derivato ἔα per metatesi quantitativa, e ἤϊα (ἔ-ει-).

(c) perfetto: -α.

II persona singolare.

Quasi ovunque -ς, ma con le eccezioni ἐσσί (con la variante εἶ, probabilmente da *ἐσ-ι) e εἰς (circa x20 in Omero, x19 prima di vocale). Si è inoltre diffusa la desinenza -θα, originariamente limitata al perfetto. Probabilmente l’estensione dell’applicazione trovò un primo impulso dal fatto che nell’imperfetto del verbo essere si venne a creare in ἦς una convergenza fra forme derivanti da *ἦσ-ς e forme derivanti da *ἦστ-; in questo caso l’aggiunta di -θα eliminò l’ambiguità per la seconda persona singolare. In attico -θα viene impiegata per i tempi storici (e.g. ἔφησθα) e in eolico per indicativi, congiuntivi e ottativi di tutti i tipi. In Omero si trova la stessa ampia diffusione: τίθησθα, διδοῖσθα, ἐθέλῃσθα, βάλοισθα. In ionico -θα venne sostituito da -ας anche al perfetto: la prima attestazione è l’omerico οἶδας (Od. 1.337).

III persona singolare.

La desinenza atematica -σι compare anche al congiuntivo (φέρῃ-σι).

II persona plurale.

Ovunque -τε. Unica apparente eccezione πέπασθε (Il. 3.99, secondo Aristarco ad Il. 3.99), che tuttavia rappresenta l’esito fonetico regolare di *πέ-παθ-τε.

III persona plurale.

(a) primaria: l’originaria desinenza (ε/ο)-ντι nel greco orientale ha subito il passaggio -τι > -σι. Il gruppo -νσ- non si è preservato (vd. 000): la nasale è caduta lasciando allungamento di compenso. Di seguito a consonante la desinenza -ντι si è trasformata in -ατι per vocalizzazione della sonante (-ṇti) e, successivamente, in -ᾰσι (e.g. λελόγχᾰσι, Od. 11.304). Alcuni dialetti però hanno trasformato -ατι in -αντι poiché -ντ- era avvertito come distintivo della III pers. pl. In attico -αντι > -ανσι > -ᾱσι: così att. ἴσᾱσι (teoricamente da *ἴδᾰσι, con influsso della II p. pl. ἴστε); inoltre ἴ-ᾱσι, δεικνύ-ᾱσι. In Omero, in modo simile, si hanno le III p. pl. ἔ-ᾱσι (εἰμί), βεβά-ᾱσι, μεμά-ᾱσι.

(b) secondaria: l’originario gruppo –nt perde in greco l’occlusiva finale. Una vocale lunga seguita dal gruppo sonante (, , l, r, m, n) + consonante si abbrevia per effetto di un ulteriore sviluppo (legge di 0000). Si sono venute a creare così III p. pl. in vocale breve come ἔβᾰν, ἔστᾰν, ἔφθᾰν, ἔθεν; vd. anche τράφεν (Il. 1.251). In attico queste forme vennero sostituite da forme in vocale lunga seguita dalla desinenza -σαν dell’aoristo sigmatico (come ἔβησαν). Omero conosce entrambe le forme: ἔβαν, ἔσταν, ἔκταν, ἔτλαν, φθάν, ἐλέλιχθεν vs. ἔβησαν, ἔστησαν, ἐλελίχθησαν. Un caso del tutto peculiare è ἴσαν ‘essi seppero’ (Il. 18.405, Od. 4.772). Vd. anche ἀπέσσυθεν (Hes. Theog. 183).

Duale.

(b) secondaria: -. In alcuni imperfetti, per ragioni metriche, -τον sostituisce l’atteso -την: διώκετον (Il. 10.364), ἐτεύχετον (Il. 13.346), λαφύσσετον (Il. 18.583). In altri casi alcuni verbi contratti presentano la terminazione -ήτην: συναντήτην (Od. 16.333), ἀπειλήτην (Od. 11.313),  συλήτην (Il. 13.202).

(b) perfetto: -.

Medio

II persona singolare

(a) primaria: la desinenza originale -σαι perde il sigma. In Omero tale caduta riguarda talvolta alcuni verbi atematici (δίζηαι).

(b) secondaria: la desinenza -σο perde quasi sempre il sigma intervocalico. Sono tuttavia attestate le forme κεῖσο (e.g. Il. 18.178) e παρίστασο (Il. 10.291), spesso interpretate come ingiuntivi (preteriti senza aumento con la funzione di imperativi).

I persona plurale.

Sono attestate forme in -μεσθα anziché in -μεθα, forse per convenienza metrica (evitare le tre brevi della terminazione -ομεθα).

III persona plurale.

(a) primaria: dopo consonante -νται diviene -αται (< –ṇtai). In ionico questa desinenza si trova anche dopo vocale e in Omero si hanno βεβλήαται, κεκλίαται, εἰρύαται, ἥαται, πεποτήαται.

(b) secondaria: come per la desinenza primaria -ντο diviene -ατo (< –ṇto) soprattutto dopo consonante ma anche dopo vocale: ἐτετράφατο, ὀρωρέχατο, ἥατο, βεβλήατο.

(b) perfetto: -.

I persona .

(a) primaria: -.

(b) secondaria: -.

(b) perfetto: -.

Risegmentazione.

νήδῠμος, ον, = ἥδυμος (q.v.), from which it arises through false division in the Homeric text, in Hom. always epith. of ὕπνος, Il. 2.2, al., also h.Ven.171. Probabilmente ἔχε *ϝήδυμος ὕπνος è diventato ἔχεν ἥδυμος ὕπνος? Così Hoekstra 19932: 170 ad Od. 13.79.
Allungamento.

ζωῆς forma omerica attestata in Od. 14.96 etc.; Callimaco usa la forma ionica ζόη (Ia. 3.9) e quella dorica ζόα (fr. 400.1 Pf.).

Fenomeni generali.

Suffissi.

Il suffisso -θεν è impiegato, oltre che per il moto da luogo, anche per la formazione del genitivo: σέθεν (Il. 1.186) = σοῦ.

Il suffisso -δε è impiegato per il moto a luogo.

I declinazione.

Acc. masch. plur. in alpha breve: Hirschberger a Hes. 150.15. MW.

II declinazione.

Gen. plur. in -άων: νησάων, Call. Del. 66.

III declinazione.

Sostantivi in -ευ-: dat. plur. ἀριστήεσσιν (Il. 1.227).

Coniugazione.

Des. -ντο e -ατο: ἐφθίαθ’ (Il. 1.251) = ἐφθίντο.

Si possono anche trovare forme atematiche di verbi tematici, come δέχαται (= δέχονται) in Il. 12.147.

Preposizioni.

πρός e ποτί.

Allungamento metrico:

ἀπόλεσσαν Il. 1.268.

Sintassi

ἄν + cong.: futuro enfatico.

congiuntivo con valore di futuro il. 1.262 οὐ γάρ πω τοίους ἴδον ἀνέρας οὐδὲ ἴδωμαι

[4] Storicamente si perse prima [w] intervocalico, poi [w] postconsonantico, infine [w] iniziale. Gli aedi ionici che diedero veste definitiva al testo di Omero avevano già perduto nel loro dialetto anche [w] iniziale.

[5] Ma cf. Il. 3.453.

[6] Ma cf. Il. 1.395.

[7] Ma cf. Il. 18.475, 19.75. Più in generale, in alcuni casi si notano adattamenti peculiari alla perdita di [w] come le false vocali protetiche (e.g. αὐτὸς ἐέλδομαι, Il. 14.276, che adatta un più antico *αὐτὸς ϝέλδομαι) e l’introduzione di particelle elise (e.g. αὐτίκα δ’ ἥ γ ̓ ἐπέεσσι, Od. 4.137, che adatta un più antico *αὐτίκα δ’ ἅ ϝεπέεσσι).

[8] Dopo vocale il gruppo appare ridotto a -ω (e.g. βορέω, ἐυμμελίω).

[9] I dittonghi esito dell’allungamento sono falsi dittonghi (<ει> = [e:], <ου> = [o:]).

[10] L’aspirazione di vocali iniziali di parole comuni alla lingua omerica e all’attico (un fenomeno assente nelle parole note al solo attico) è comunemente ritenuto uno degli aspetti che documentano una fase di “atticizzazione” del nostro testo omerico.

[11] Cf. le peculiari forme σταίησαν in Il. 17.732; φοροίη (Od. 9.320); φιλοίη (Od. 4.692).

[12] Es. φάανθεν (Il. 1.200). Non ci sono casi omerici di διέκτασις in verbi in -εω (Chantraine I 79-80).

[13] Queste forme omeriche sono artificiali poiché l’eolico orientale impiega la desinenza *-sen (e.g. φεύγην < *φεύγ-ε-hεν).

[14] Ad es. μειλίχιοσ’ ἐπέεσσι è considerato un esito della caduta di digamma (μειλιχίοισι ϝέπεσσι)

[15] Nei composti κάτ assimila la dentale finale alla consonante successiva (κάππεσε, κάμμορος); lo stesso accade per la nasale finale di ἄν (ἄμπνυε, ἀμφαδόν).

[16] Cf. il caso della parola ἅλς, che in Omero al femm. indica il “mare”; è attestata in cipriota e in miceneo, ma sopravvive anche in composti ionico-attici come πάραλος, “costiero”, e παραλία, “costa”.

[17] Unica forma nota al miceneo e al tessalico orientale. In Omero se ne contano circa 1800 occorrenze totali.

[18] NB: πλη-γέ͜ων bisillabico vs. βο-λ-ων trisillabico (Od. 17.283).

[19] così anche βῆν εἰς Αἰόλοο (αἰόλου mss.) κλυτὰ δώματα (Od. 10.60). In alcuni casi l’intrusione della terminazione contratta -ου ha determinato un’erronea divisione delle parole (risegmentazione). In Il. 9.64 ἐπιδημίου ὀκρυόεντος presuppone ἐπιδημίοο κρυόεντος; così anche Il. 6.344 κακομηχάνου ὀκρυοέσσης (un caso leggermente diverso è quello di ἀδελφειοῦ κταμένοιο [Il. 5.21], che presupporrebbe ἀδελφεόο κταμένοιο). In Il. 2.325 ὅου κλέος dovrebbe essere mutato ὅο κλέος, ma vale la pena sottolineare che a partire dall’oscillazione ὅο/ὅου se ne è creato un’altra, analoga ma non etimologica, ἧς/ἕης.

[20] Lo iato è invece tendenzialmente tollerato, nel caso di vocali lunghe, in tempo forte (soprattutto nel terzo piede, nel caso di vocali brevi, dopo il primo piede in presenza di pausa netta (marcata da punteggiatura), dopo il quarto piede (e.g. Od. 10.403), dopo la cesura femminile/trocaica al terzo piede (Od. 3.175) e dopo il dat. sing. di III decl. (e.g. Od. 5.287).