VIII. La storiografia

Gli albori della storiografia

Per gli antichi la storia ha un valore principalmente retorico: si tratta essenzialmente di una forma letteraria, piegata a fini differenti al variare delle situazioni politico-sociali e delle necessità contestuali. Anche per questo motivo i fondatori del genere sono coloro che ne hanno perfezionato lo stile, cioè la consapevolezza letteraria: Erodoto e Tucidide.


Ecateo di Mileto (ca. 560-550-ca. 490-480)

Periegesi: fusione di indagine geografico-etnografica e indagine storica non priva di attenzione alle curiosità (θαύματα). Genealogie: “i discorsi dei Greci, così come appaiono a me, sono molti e risibili” (FGrHist 1 F 1); Hdt. 2.143. Razionalismo (che tuttavia non intacca la dimensione mitica ed eroica del suo oggetto), critica della tradizione, profilo politico-sociale dell’indagine genealogica (e.g. distinzione dai χειρογάστορες, FGrHist 1 F 367).


Erodoto di Alicarnasso (485-ca. 420)

“Padre della storia” secondo la celebre definizione ciceroniana, nella sua opera si fondono generi diversi e acquista rilevanza il fattore politico-militare. Proemio: esposizione della ricerca (ἱστορίης ἀπόδεξις) affinché non si perda memoria delle opere grandi e ammirevoli (ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά) di Greci e barbari; contrasto fra Greci e barbari che corrisponde alla polarità Europa/Asia.

La struttura delle Storie

Libro Ilogos lidio: Gige e Candaule (elemento novellistico), Creso e Solone (moderazione filo rosso di tutta l’opera); logos medo-persiano.
Libro IIlogos egizio: un’ampia digressione sull’Egitto, invaso nel 525 dal successore di Ciro, Cambise.
Libro III: le conquiste di Cambise e l’ascesa al trono di Dario; logos etiopico; λόγος τριπολιτικός (80-84); due logoi sami.
Libro IV: logos scitico (la spedizione di Dario contro gli Sciti rende questo logos nel suo insieme una fondamentale anticipazione della spedizione persiana: “the main link that safeguards the unity of the work”, Immerwahr 1986: 106); logos libico. Indagine etnografica: rapporto fra geografia e pratiche civili.
Libro V: la rivolta ionica (scoppiata nel 499); digressioni su Sparta e Atene.
Libro VI: la prima guerra persiana: spedizione di Dario fino a Maratona (490); digressione sul genos di Milziade, gli Alcmeonidi. In questo libro si uniscono i due filoni principali tracciati sino a questo punto della narrazione, la storia della Persia e la storia della Grecia.
Libri VII-IX: la seconda guerra persiana, ovvero il logos di Serse.
Libro VII: preparativi; Termopili.
Libro VIII: Salamina (settembre 480).
Libro IX: Platea e Micale (479).

Aspetti significativi delle Storie di Erodoto

  • i criteri del meraviglioso (θῶυμα: 1.194) e del degno di essere narrato (ἄξιον, ἀξιαπήγητον: 1.177)
  • il tema (con marcata attenzione alla sua dimensione etica) è privilegiato rispetto alla cronologia
  • forte componente razionalistica
  • i tre principî dell’autopsia, del giudizio critico e dell’indagine (ὄψις, γνώμη, ἱστορίη, 2.99.1), che hanno portato Erodoto all’esplorazione del passato ‘remoto’, da punto di vista cronologico così come in senso culturale e geografico (da qui il pregiudizio secolare nei confronti dell’Erodoto menzognero)
  • un’opera strutturalmente multiforme: l’evoluzione di un’originaria storia della Persia?
  • un’opera destinata alla comunicazione aurale (ἀκοή, ἀκρόαμα)?
  • tecnica narrativa ‘desultoria’: Erodoto illustra una particolare situazione e ne presenta gli sviluppi fino al momento in cui si perviene a una fase stabile, per poi passare a una nuova situazione seguendo lo stesso principio.
  • forte interesse etnografico, che come in tutte le opere analoghe prodotte nell’antichità è affrontato secondo parametri piuttosto problematici: l’argomento etnografico è spesso presentato come qualcosa di ‘esotico’, che non viene mai visto secondo categorie intriseche/emiche (anche se questo è un limite più generale dell’indagine etnografica e antropologica) ma attraverso un quadro interpretativo greco (o greco-romano).

Now Thucydides certainly did not succeed in imposing his strict standards of historical reliability on other historians, but he succeeded in discouraging the idea that one could do real research about the past. Greek and Roman historians in fact, after Herodotus, did very little research into the past and relatively seldom undertook to collect first hand evidence about foreign countries. They concentrated on contemporary history or summarized and reinterpreted the work of former historians. Search for unknown facts about the past was left to antiquarians, and the work of the antiquarians hardly influenced the historians.

(Momigliano 1958: 4)

In order to understand Herodotus we must cease to regard him as a historian, and see him as a narrator, whose narrative art is related to that of his sources. Herodotus should be accepted as the creator of a new generic form which only later became identified as history.

(Murray 2001: 322)


Tucidide (460-400 ca.?)

Stratego in Tracia in soccorso di Eucle presso Anfipoli nel 424/3 (4.104.4). Questione dell’esilio ventennale (5.26) e della composizione. Secondo L. Canfora a parlare in prima persona è il redattore delle carte tucididee, cioè Senofonte (cf. Diog. L. 2.6.57); ciò spiegherebbe sia la natura peculiare dell’inizio delle Elleniche (dal l. 1 a 2.3.10, fino al 404 e alla fine della guerra del Peloponneso) senofontee sia la brusca interruzione delle Storie di Tucidide.

La struttura delle Storie di Tucidide

I: Paragone con le guerre persiane e primato del conflitto fra Atene e Sparta (2, 22): ἀρχαιολογία (2-19); presa di distanza da poeti e logografi; il metodo (22): i discorsi (141!) e i fatti; difficoltà della ricerca, stabilità della natura umana e utilità perenne. Contrasto fra causa profonda (πρόφασις) e motivazioni addotte (αἰτίαι) nello scontro fra Atene e Corinto (24-87; 67-87: assemblee spartane). La πεντηκονταετία (89-118).
II: 431, scoppio delle ostilità; epitafio di Pericle per i caduti del primo anno (35-46); la peste e il terzo anno. Valutazione tucididea di Pericle (65): democrazia nominale; il potere è di fatto nelle mani del primo cittadino.
III: 428/7-426/5; defezione di Mitilene e resa di Platea; la guerra civile a Corcira (70-85).
IV: gli opliti spartani a Sfacteria; il fallimento della spedizione ateniese in Sicilia; i successi di Brasida in Calcidica.
V: morte di Cleone e di Brasica, pace di Nicia (421); secondo proemio (26); dialogo tra i Meli e gli Ateniesi (84-116).
VI-VII: la spedizione in Sicilia; ancora distinzione fra causa occasionale (aiuto a Segesta) e causa profonda (desiderio di espansione, in alcune fonti fino a Cartagine e alla Libia).
VIII: 413/2-411/10; il colpo di stato oligarchico (i 400); il governo più moderato dei 5.000.

Aspetti significativi delle Storie di Tucidide

  • un’opera di natura monografica che crea il modello delle Elleniche (storiografia nazionale incentrata sugli avvenimenti politico-militari)
  • contrasto fra causa profonda (πρόφασις) e motivazioni addotte (αἰτίαι)
  • è privilegiato il profilo politico-militare/pragmatico, da cui l’importanza dell’utile: la ricerca è finalizzata alla comprensione di dinamiche ancorate all’immutabilità della natura umana e quindi ripetibili nel tempo; affinità con la dialettica sofistica ma anche con il metodo della scienza medica
  • vaglio dei dati concreti finalizzato all’analisi della potenza al di là delle apparenze
  • stile severo e dominato dal πάθος, opposto alla piacevolezza di Erodoto, maestro dell’ἦθος (cf. Subl. 9)

Senofonte di Atene (ca. 430-355)

Le opere storiche: Anabasi (7 ll.), Elleniche (7 ll., 411-362, battaglia di Mantinea); Agesilao.

Le opere etico-politiche: Ciropedia (8 ll.), Costituzione degli Spartani (seguita nei codici da una Costituzione degli Ateniesi pseudosenofontea, il cui autore è spesso definito come “Vecchio oligarca”), Ierone, Poroi.

Le opere tecnico-didascaliche: Ipparchico, L’equitazione, Cinegetico.

Le opere socratiche: Memorabili (4 ll.), Simposio, Economico, Apologia di Socrate.


La storiografia ellenistica

Duride di Samo (ca. 340-270)

Esponente della “storiografia tragica” (etichetta moderna nata dalle critiche di Polibio e dal giudizio che lo stesso Duride dà di Eforo e Teopompo). La sua opera storiografica è dedicata al periodo che va da Aminta III (padre di Filippo II) a Pirro.


Timeo di Tauromenio (ca. 350-270)

Storia in 38 libri delle città greche d’Occidente dalle origini fino al 264 (inizio della prima guerra punica). Vasti interessi antiquari, ma anche attenzione all’economia schiavistica. Sincronismo tra la fondazione di Roma e quella di Cartagine, che oppone la prima all’oriente greco.


Polibio di Megalopoli (ca. 200-120)

Durante la guerra di Macedonia le città della lega achea si schierano dalla parte di Roma ma, dopo la sconfitta di Perseo a Pidna (168), 1.000 achei sospetti di simpatie filomacedoni vengono deportati a Roma per essere processati. Fra costoro vi è anche Polibio, che diviene amico di Scipione Emiliano (31.23 ss.). Egli compone un’opera storiografica in 40 libri che tratta il periodo incluso fra il 264 e il 146 a.C. Tale opera si ispira per la sua metodologia ai principî pragmatico-militari dell’opera tucididea.

La struttura delle Storie di Polibio

Libri I-V (integri)

I-II: considerazioni introduttive (il dominio della τύχη e la storia universale) e προκατασκευή (dal 264, anno in cui si interrompe Timeo, al 220, anno in cui si concludeva l’opera di Arato di Sicione).

III: secondo proemio (4), ampliamento fino al 146 dell’originario limite al 168; la storia dimostrativa (ἀποδεικτικὴ ἱστορία) come indagine delle cause e delle connessioni (31).

V: digressione sulle tre forme costituzionali, sulle loro degenerazioni e sulla teoria del rivolgimento ciclico (ἀνακύκλωσις). La costituzione romana è una costituzione mista e perciò molto stabile.

Libri VI-XVIII (excerpta antiqua)

XII: polemica con Timeo; la storia pragmatica si fonda su (a) ricerca e vaglio delle fonti, (b) autopsia e conoscenza geografica, (c) esperienza politica.

Libri XIX-XL (excerpta historica)

XXXIV: descrizione geografica dell’ecumene