1. L’alfabeto e la fonetica

L’alfabeto greco che impieghiamo deriva dall’alfabeto ionico divenuto ufficiale in Attica a partire dal 403/2 a.C.

Nella tabella che segue le lettere dell’alfabeto greco, precedute dal loro nome (in greco e traslitterato), sono seguite dalla traslitterazione latina e dall’equivalenza con le lettere e la loro pronuncia nell’alfabeto italiano.

ἄλφα alpha Α α a ala
βῆτα beta Β β b cabina
γάμμα gamma Γ γ g / n diga, ghiaccio
δέλτα delta Δ δ d dado
ἒ ψιλόν epsilon Ε ε e (ĕ) teso
ζῆτα zeta Ζ ζ z zaino (ma anche sd)
ἦτα eta Η η e (ē) moderno
θῆτα theta Θ θ th ingl. thick
ἰῶτα iota Ι ι i fine
κάππα kappa Κ κ c costo, china
λάμβδα lambda Λ λ l alieno
μῦ my Μ μ m nome
νῦ ny Ν ν n mano
ξῖ xi Ξ ξ x xenofobo
ὂ μικρόν omicron Ο ο o (ŏ) dono
πεῖ pi Π π p capitolo
ῥῶ rho Ρ ρ r rado
σίγμα sigma Σ σ/ς s esito
ταῦ tau Τ τ t mente
ὖ ψιλόν ypsilon Υ υ y fr. une
φεῖ phi Φ φ ph fiero
χεῖ chi Χ χ ch ted. machen
ψεῖ psi Ψ ψ ps psiche
ὦ μέγα omega Ω ω o (ō) toro

NOTE

  • la variante ‘aperta’ del sigma (ς) è impiegata unicamente in fine parola.
  • di fronte a gutturale, inoltre, la nasale ν è resa graficamente da γ. I gruppi -γγ-, -γκ-, -γχ- e -γξ-, perciò, equivalgono a -ng(h)-, -nc(h)- e -ncs-.
  • il dittongo ου equivale nella pronuncia alla u ital. di futile.
  • il gruppo -σσ- può essere scritto indifferentemente anche -ττ-.
  • la pronuncia originaria di υ era [u] o [u:]; il passaggio a [y] e [y:] è un’innovazione ionico-attica.
  • per ζ = [sd] cf. ἵζω < *(s)isdo.
  • Per le vocali ε e ο è corrente la pronuncia italiana sulla terzultima sillaba (e.g. épsilon). Tale pronuncia, tuttavia, non poggia su criteri solidi. Sembra preferibile la pronuncia latina che, in base al criterio della penultima, cade sulla penultima sillaba (epsílon, omícron). Per lo stesso criterio la vocale ω va letta con accento sulla terzultima (ómega).

Vocali. Una caratteristica del tutto peculiare del sistema vocalico del greco antico è il tratto distintivo della lunghezza o quantità. Le vocali si distinguono, per lunghezza o quantità, in brevi (ε, ο), lunghe (η, ω) e ancipiti, ossia vocali che possono essere sia brevi sia lunghe (α, ι, υ). Se invece si fa riferimento al timbro come tratto qualificante le vocali si distinguono in aspre o forti (α, ε, η, ο, ω) e dolci o deboli (ι e υ). Questa caratteristica, come vedremo, ha rilievo sia nella formazione di quelli che in greco sono i dittonghi in senso proprio, sia nell’origine del fenomeno fonetico della contrazione vocalica.


Dittonghi. I dittonghi si distinguono in propri (voc. aspra breve + voc. dolce: αι, ει, οι, αυ, ευ, ου), impropri (voc. aspra lunga + voc. dolce: ᾳ, ῃ, ῳ, con il cosiddetto iota sottoscritto, e αυ, ηυ, ωυ) e falsi, in quanto derivanti da contrazione o allungamento di compenso (ει = e chiusa lunga; ου = o chiusa lunga). Per quanto concerne i dittonghi impropri, nel caso in cui il primo elemento sia maiuscolo lo iota viene scritto comunque, anche se non pronunciato (iota ascritto).

ᾠδή

Ἅιδης

Negli altri casi di incontro tra vocali si ha iato oppure contrazione. In caso al dittongo vadano aggiunti ulteriori segni grafici, come lo spirito e/o l’accento, essi si collocano sul secondo elemento, come vedremo. Nella pronuncia, tuttavia, l’accento cade sul primo elemento.


Consonanti. Le consonanti possono essere distinte in tre gruppi in base alla loro articolazione fonatoria:

  • le occlusive oppure ostruenti, ovvero le consonanti che per essere pronunciate bloccano il flusso d’aria proveniente dai polmoni; a loro volta esse si suddividono in dentali (τ, δ, θ), gutturali (κ, γ, χ) e labiali (π, β, φ). In queste tre serie, il primo elemento è definito muto poiché pronunciato con scarsa vibrazione delle corde vocali (τ, κ, π), il secondo è definito per il motivo opposto sonoro (δ, γ, β), il terzo, infine, è detto aspirato (θ, χ, φ).
  • le continuative o sonoranti, ovvero le consonanti che nell’essere articolate non interrompono il flusso d’aria proveniente dai polmoni; si distinguono in nasali (μ, ν), liquide (λ, ρ) e sibilante (σ). Le nasali e le liquide sono note anche come sonanti.
  • le doppie (ψ, ξ, ζ).

Gli alfabeti di età storica e l’alfabeto “astratto” che noi impieghiamo, per vari aspetti una sistemazione di età bizantina, non riflettono l’intera gamma dei segni e dei suoni che vennero utilizzati nel corso dell’evoluzione della lingua greca. In particolare vi sono delle lettere che finire progressivamente per scomparire determinando dei particolari effetti fonetici. Per saperne di più passa a 1.1 Lettere perdute.


Esercizio 1.1

Leggi i seguenti vocaboli:

καλύπτω   ἅμα   βουλεύω   ἄντρον   νίκη   ἄγγελος   ἱστορία   διδάσκω   πόλις   νόσος   σελήνη   ἀνάγκη   καρδία   καί   ζώνη   οἰκία   φαῦλος   οἶνος   σοφία   βίος   εὑρίσκω   συμμαχία   μάχη   πόλεμος   ἡμέρα   ὠθέω   μακάριος   φάλαγξ

Esercizio 1.2

Disponi i vocaboli dell’esercizio 1.1 in ordine alfabetico.

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