1.1 Lettere perdute

Nei vari alfabeti in uso in età storica andarono progressivamente scomparendo alcune lettere. Alcune di queste lettere sono tuttavia importanti per gli effetti fonetici e di altra natura natura determinati dalla loro caduta.  I casi più significativi da questo punto di vista sono wau e jod (/w/ e /y/).

La lettera ϝ, il cui nome più corretto è wau, era collocata dopo ε nell’alfabeto; i grammatici più tardi attribuirono ad essa il nome di digamma oppure di Aeolica littera.

In una fase molto antica, anteriore alla diffusione dell’alfabeto, la lingua greca conosceva due suoni semivocalici che per la loro pronuncia potrebbero essere accostati ai suoni iniziali dei vocaboli italiani iosa (ị) e uovo (ụ). Il primo di essi è associato alla lettera ϳ, detta jod, il secondo alla lettera ϝ, detta wau o digamma (i grammatici più tardi la chiamarono anche Aeolica littera).

Lo jod all’inizio di parola si è trasformato in greco in ζ- oppure ha dato luogo all’aspirazione. Al latino iugum corrisponde il greco ζυγόν; a ieci corrisponde ἧκα. All’interno di parola lo jod intervocalico è caduto dando luogo a contrazione. Dopo consonante esso ha causato diversi esiti fonetici:

κ, χ + ị = -σσ-

γ, δ + ị = -ζ-

λ + ị = -λλ-

Vρ + ị = allungamento di compenso della vocale che precede + ρ (ma -ρρ- nei dialetti eolici)

αν, εν + ị = -αιν-, -ειν-

Il digamma è una semivocale diffusa in età storica in diversi dialetti greci; tracce del suo impiego sono documentate fino al V sec. a.C.

(ϝ)εργον cf. ingl. work

(ϝ)οῖκος cf. lat. vicus

(ϝ)οῖνος cf. lat. vinus

È attestato dai papiri di Saffo e di Alceo (solo nei pronomi di terza persona ϝοι e ϝέθεν) oltre che in quelli di Alcmane e di Corinna. In molte regioni il digamma cessò di essere pronunciato ben prima dell’introduzione dell’alfabeto e, quando la scrittura cominciò a diffondersi, esso non venne perciò trascritto. Ciò accade anche nel caso della lingua di Omero, ma in molti casi, soprattutto quando la dizione è formulare, è evidente che l’esametro omerico risente delle tracce dell’antico suono semivocalico (lo scoprì, nel 1732, Richard Bentley (1662-1742)). In Omero la proporzione fra i passi in cui il digamma esercita il suo “effetto” e quelli in cui ciò non accade è di circa 5:1 (circa 3000 casi contro 600).

Ἀτρεΐδης τε (ϝ)ἄναξ ἀνδρῶν καὶ δῖος Ἀχιλλεύς (Il. 1.7) (impedisce l’elisione/attenua lo iato)

ἐσθλὸν δ’ οὔτέ τί πω (ϝ)εἶπας (ϝ)ἔπος οὔτ’ ἐτέλεσσας (Il. 1.108) (nel primo caso attenua lo iato, nel secondo allunga la sillaba precedente, -πας)

I poeti latini conoscono l’etnico Achivus, che equivale al greco Ἀχαιός, originariamente Ἀχαιϝός (cf. il coronimo ittito Akhiyawa e la trascrizione egiziana Eqwesh). Inoltre la lettera ϝ venne utilizzata in latino, nella stessa posizione, per il suono /f/ che all’epoca era assente in greco. La caduta del digamma deve aver cominciato a manifestare i suoi effetti dopo il passaggio in ionico di ᾱ > η. Lo mostra, ad esempio, la versione ionica (ma già omerica) di ciò che originariamente era καλϝός, ovvero κᾱλός e non [κηλός]. Altri elementi consentono inoltre di porre la caduta del digamma prima della contrazione vocalica (è ad esempio il caso di ἄκων, forma contratta di ἀέκων < *ἀϝέκων).

In ionico l’incontro fra alcune consonanti (ν, ρ, λ) e il digamma ha dato luogo ad allungamento della vocale precedente. Si tratta del fenomeno noto come III allungamento di compenso.

*κόρϝᾱ | att. κόρη | ion. κούρη