32. L’aoristo debole

L’aoristo

Aoristo in greco significa “indeterminato”. L’unico modo ad avere una specifica marca cronologica è l’indicativo, che prevede l’aumento con le stesse modalità già viste per l’imperfetto. Il tratto aspettuale proprio dell’aoristo è piuttosto la puntualità o momentaneità dell’azione. Come per il futuro, la coniugazione dell’attivo e del medio è distinta da quella del passivo.

L’aoristo I o aoristo debole

L’aoristo I è la tipologia ‘debole’ poiché necessita di un suffisso -σ- premesso alla vocale tematica (generalmente -α-) seguita dalle desinenze.

L’aoristo I si distingue in sigmatico e asigmatico; le due tipologie di aoristo differiscono sia per quanto riguarda il suffisso temporale -σ- sia per gli effetti che la sua caduta determina nel tema verbale.

L’aoristo debole sigmatico

La formazione dell’aoristo debole sigmatico
Tema verbale
TV

suffisso temporale
-σ-

vocale tematica
-α-

desinenze

Nell’aoristo sigmatico il suffisso -σ- rimane invariato. Se il tema verbale termina con consonante si hanno gli esiti già visti per il futuro (-ξ-, -ψ-, -σ-, rispettivamente per gutturali, labiali, dentali); se il tema termina per vocale essa si allunga secondo le modalità già viste per il futuro (e.g. ἐτίμησα). Qualora il tema sia apofonico, il grado impiegato è il grado normale.

λύω (λυ-) ἔ-λυ-σα (vocale)
φιλέω (φιλε-) ἐ-φίλη-σα (vocale)
καλέω (καλε-) ἐ-κάλε-σα (vocale)
γράφω (γραφ-) ἔ-γραψα (labiale)
βλάπτω (βλαβ-) ἔ-βλαψα   (labiale)
πράσσω (πραγ-) ἔ-πραξα (gutturale)
πήγνυμι (πηγ-/παγ-) ἔ-πηξα (gutturale)
πείθω (πειθ-) ἔ-πει-σα (dentale)
σπένδω (σπενδ-) ἔ-σπει-σα
(dentale preceduta da nasale:
allungamento di compenso)

La coniugazione dell’aoristo debole sigmatico

L’indicativo è l’unico modo provvisto di aumento; le desinenze sono in quasi tutti i casi le desinenze secondarie. Il congiuntivo ha le stesse terminazioni del presente  congiuntivo tematico. Le desinenze dell’ottativo sono quasi sempre le stesse del presente ottativo (in gran parte le desinenze secondarie). Le desinenze dell’imperativo sono le stesse del presente imperativo tematico ad eccezione della II p. sing.

Indicativo Congiuntivo
Attivo Medio Attivo Medio
Is.

ἐ-φίλη-σα

ἐ-φιλη-σάμην φιλή-σω φιλή-σωμαι
IIs. ἐ-φίλη-σας ἐ-φιλή-σω φιλή-σῃς φιλή-σῃ
IIIs. ἐ-φίλη-σε(ν) ἐ-φιλή-σατο φιλή-σῃ φιλή-σηται
Ip. ἐ-φιλή-σαμεν ἐ-φιλη-σάμεθα φιλή-σωμεν φιλη-σώμεθα
IIp. ἐ-φιλή-σατε ἐ-φιλή-σασθε φιλή-σητε φιλή-σησθε
IIIp. ἐ-φιλή-σαν ἐ-φιλή-σαντο φιλή-σωσι(ν) φιλή-σωνται
IId. ἐ-φιλή-σατον ἐ-φιλή-σασθον φιλή-σητον φιλή-σησθον
IIId. ­ἐ-φιλη-σάτην ἐ-φιλη-σάσθην φιλή-σητον φιλή-σησθον
Ottativo Imperativo
Attivo Medio Attivo Medio
Is. φιλή-σαιμι φιλη-σ-αίμην
IIs. φιλή-σαις φιλή-σαιο φίλη-σ-ον φίλη-σαῐ
IIIs. φιλή-σειε(ν)
φιλή-σαῑ
φιλή-σαιτο φιλη-σάτω φιλη-σάσθω
Ip. φιλή-σαιμεν φιλη-σαίμεθα
IIp. φιλή-σαιτε φιλή-σαισθε φιλή-σατε φιλή-σασθε
IIIp. φιλή-σειαν
φιλή-σαιεν
φιλή-σαιντο φιλη-σάντων φιλη-σάσθων
IId. φιλή-σαιτον φιλή-σαισθον φιλή-σατον φιλή-σασθον
IIId. φιλη-σ-αίτην φιλη-σ-αίσθην φιλη-σάτων φιλη-σάσθων
Infinito Participio
Attivo Medio Attivo Medio
φιλῆ-σαῐ φιλή-σασθαῐ φιλή-σας, φιλή-σασα, φίλη-σαν φιλη-σάμενος, η, ον

L’aoristo debole asigmatico

L’aoristo asigmatico è tipico dei temi verbali in liquida e nasale. In questi casi il suffisso -σ- cade e la vocale nella sillaba precedente si allunga (si parla più specificamente di allungamento di compenso):

α  >  η
ε  >  ει
ῐ   >  ῑ
ῠ  >  ῡ

Per questa ragione il tema temporale dell’aoristo asigmatico si distingue dal tema verbale per l’allungamento vocalico nella sillaba finale. La coniugazione è la stessa dell’aoristo sigmatico.

La formazione dell’aoristo debole asigmatico
Tema verbale
(modificato)
TV´

vocale tematica
-α-

desinenze

φαίνω (φαν-)

ἔ-φην-α (nasale)

μένω (μεν-)

ἔ-μειν-α (nasale)
ἀγγέλλω (ἀγγελ-) ἤγγειλ-α (liquida)
σπείρω (σπερ-) ἔ-σπειρ-α (liquida)
φθείρω (φθερ-) ἔ-φθειρ-α (liquida)

κρίνω (κριν-)

ἔ-κρν-α (nasale)

Per uno schema della coniugazione si può far riferimento all’aoristo asigmatico del verbo φαίνω:

Indicativo Congiuntivo
Attivo Medio Attivo Medio
Is.

ἔ-φην-α

­ἐ-φην-άμην φήν-ω φήν-ωμαι
IIs. ἔ-φην-ας ἐ-φήν-ω φήν-ῃς φήν-ῃ
IIIs. ἔ-φην-ε(ν) ἐ-φήν-ατο φήν-ῃ φήν-ηται
Ip. ἐ-φήν-αμεν ἐ-φην-άμεθα φήν-ωμεν φην-ώμεθα
IIp. ἐ-φήν-ατε ἐ-φήν-ασθε φήν-ητε φήν-ησθε
IIIp. ἔ-φην-αν ἐ-φήν-αντο φήν-ωσι(ν) φήν-ωνται
IId. ἐ-φήν-ατον ἐ-φήν-ασθον φήν-ητον φήν-ησθον
IIId. ἐ-φην-άτην ἐ-φην-άσθην φήν-ητον φήν-ησθον
Ottativo Imperativo
Attivo Medio Attivo Medio
Is. φήν-αιμι φην-αίμην
IIs. φήν-αις φήν-αιο φῆν-ον φῆν-αῐ
IIIs. φήν-ειε(ν)
φήν-αῑ
φήν-αιτο φην-άτω φην-άσθω
Ip. φήν-αιμεν φην-αίμεθα
IIp. φήν-αιτε φήν-αισθε φήν-ατε φήν-ασθε
IIIp. φήν-ειαν
φήν-αιεν
φήν-αιντο φην-άντων φην-άσθων
IId. φήν-αιτον φήν-αισθον φήν-ατον φήν-ασθον
IIId. φην-αίτην φην-αίσθην φην-άτων φην-άσθων
Infinito Participio
Attivo Medio Attivo Medio
φῆν-αῐ φήν-ασθαῐ φήν-ας, φήν-ασα, φήν-αν φην-άμενος, η, ον

Note

  • Nella lingua poetica sono attestati alcuni aoristi sigmatici di temi in liquida: ὦρσε (da ὄρνυμι), κέλσαι (da κέλλω), ἔλσας (da εἴλω), ἔκυρσε (da κύρω).

Vi sono infine alcuni temi che presentano aoristi asigmatici.

χέω (χεϝ-/χευ-) ἔ-χε-α (digamma)

(φέρω) (ἐγκ-)

ἤν-εγκ-α (gutturale)
(λέγω) (*ϝεπ-) εἶπ-α (labiale)

Gli usi sintattici dell’aoristo

L’aoristo esprime un’azione di natura puntuale, ovvero non continuata nel tempo e non precisamente determinata nell’asse cronologico (di qui appunto il nome di aoristo, ἀόριστος, “indeterminato”). La collocazione cronologica è esplicita solo all’indicativo, che la pone nel passato, per via dell’aumento. Il participio e l’infinito aoristo possono, a seconda del contesto, esprimere anteriorità rispetto alla reggente; negli altri modi prevale il carattere puramente aspettuale — puntuale — dell’azione.

L’indicativo aoristo nelle principali esprime un’azionale puntuale che l’aumento colloca nel passato. Esso equivale in italiano al passato remoto (meno frequentemente al passato prossimo). Come si è già avuto modo di osservare per il futuro, il greco ignora la consecutio temporum. Ciò significa che nelle subordinate l’aoristo indica spesso l’anteriorità dell’azione espressa nella dipendente rispetto all’azione espressa nella principale. In italiano tale rapporto deve essere espresso con il tempo e il modo opportuni: se ad esempio la reggente è all’imperfetto, la subordinata andrà generalmente al trapassato prossimo.

δῆλον ἦν ὅτι οἱ Ἀθηναῖοι ἐνίκησαν era chiaro che gli Ateniesi avevano vinto

Talvolta l’aoristo indicativo non esprime un’azione puntuale nel passato ma un’azione che è sempre vera, nel passato come nel futuro. Si parla in questo caso di aoristo gnomico — γνώμη è la massima sapienziale, il proverbio — e la sua traduzione migliore è con il presente indicativo italiano. L’indicativo aoristo può anche indicare l’inizio dell’azione (in questo caso si parla di aoristo ingressivo, reso con perifrasi nelle quali figurano verbi come “iniziare” e “cominciare”) e la conclusione dell’azione (reso con perifrasi con verbi come “finire” e “terminare”).

Il congiuntivo, l’ottativo e l’imperativo aoristo hanno gli stessi usi sintattici dei rispettivi modi del presente, con la differenza dell’aspetto puntuale dell’azione.

Il participio e l’infinito aoristo hanno gli stessi usi sintattici dei rispettivi modi del presente. Essi esprimono un’azione puntuale che può essere contemporanea o anteriore rispetto all’azione della reggente. La traduzione di un participio o di un infinito aoristo dipende quindi dal contesto.

Per un esempio della differenza di aspetto fra presente (azione continuativa) e aoristo (azione puntuale) si consideri questo passo del Gorgia di Platone:

ἐμοὶ οὖν πειθόμενος ἀκολούθησον ἐνταῦθα, οἷ ἀφικόμενος εὐδαιμονήσεις καὶ ζῶν καὶ τελευτήσας (527c5-7)

Il participio presente ζῶν si riferisce alla durata della vita, mentre il participio aoristo τελευτήσας si riferisce piuttosto al momento della morte.

Per l’aoristo ‘coincidente’ vd. Barrett, ad Eur. Hipp. 289-92.

Sono attestati alcuni casi in cui resta traccia di aoristi medi con valore passivo. Come nota W. S. Barrett nel commento a Eur. Hipp. 27 κατέσχετο, il verbo ἔχω (con i suoi vari composti) non raramente è impiegato all’aor. medio con valore passivo in Omero, nella lirica corale (Pind. P. 1.10; Bacch. fr. 26.15 M.), in Erodoto (1.31.5, 7.128.2) e in attico (Eur. Heracl. 634; Plat. Soph. 250d, Theaet. 147d, Lach. 183e, Phaedr. 244e; Isocr. 19.11). Altri casi in Omero e nella lirica corale lasciano credere che il fenomeno fosse più comune (cf. gli omerici ἔβλητο, ἀπέκτατο, λύτο, κρινάσθων; ἐπέξατο in Simonide e στεφανωσάμενον in Pindaro). Cf. Wackernagel, Vorl. I 137 ss.; Schwyzer I 756 ss.


Esercizio 32.1

Analizza le seguenti forme:

A (aor. I sigmatico)

κλεψάτων     ἐπορεύσαμεν     δείξασι     ἠρξάμην     ἔβλεψα     δέξῃ     δόξαντα     συνεβούλευσας     ἐπλέξαντο     κρεμάσαι     ἔπεισας     εἰργασάμεθα     ἐλύσατο     σκεψώμεθα     ᾤμωξα     ἐμαχήσω     ἔπαυσα     ῥίψαιμι     κοιμήσαιο     θάψατε     ἀγόρευσον     κέλευσαι     νικήσωμεν     ἐγήρασας     χρήσαιτο     βασιλεύσαντι     θρέψῃς     εἴασαν     ἐτελέσατε     φοβήσητε     φύσαιμι

B (aor. I asigmatico)

ἔστειλας     ἠγείραντο     ἐσήμηνα     ἐξήλατο     ἀγγείλω     ἀποστείλησθε     ἡλῶ     οἰκτεῖραι     φήναιντο     σπείρωμαι     φήνασι     ἀπόκρινον     ἀράμενος     σπειράμενον     διαφθείρειε     ἠγειράμην     ἤσχυναν     δείραντος             καθηράσθω     ἔχεας     ἐθήλαμεν     σφήλω     ἦρε     τείναιο     κάθηρας     κερδάνασα     κλίναιμι